Fashion & Design

 Il ritorno dell’abbigliamento su misura

C’era una volta la sartoria, la confezione su misura e l’haute couture.

Oggi il panorama della moda è indiscussamente predominato dal prêt-à-porter e dal fast fashion e, in questi primi 20 anni del nuovo millennio, si iniziano a intuire già nuove tendenze e prospettive del sistema produttivo  e paradossalmente sta tornando di moda l’arte sartoriale degli abiti su misura.

È avvenuto nel primo dopoguerra, l’inizio di un periodo di grande trasformazione per la moda che ha dato vita alle grandi maison di moda maschile e femminile e ha rivoluzionato il modo in cui gli abiti venivano presentati al pubblico.

Dopo la Seconda guerra mondiale, l’industria della moda iniziò a espandersi rapidamente, grazie alla ripresa economica e all’aumento della domanda di abbigliamento di lusso. Le grandi maison di moda, come Chanel, Dior, Givency e Balenciaga, emersero come simboli di eleganza e raffinatezza, creando abiti femminili iconici che riflettevano i cambiamenti socioculturali dell’epoca. Parallelamente, la moda maschile vide la nascita di case di moda come Brioni, Corneliani e Zegna, che iniziarono a proporre abiti sartoriali di alta qualità e a definire gli standard del settore.

Il Made in Italy

Fu Parigi ad affermarsi come capitale mondiale della moda, poi ci fu il sorpasso del Made in Italy, quando nel 1951 il marchese Giovanni Battista Giorgini, un brillante imprenditore, organizzò a Firenze per la stampa, i clienti dell’aristocrazia ed i buyers americani le prime sfilate dei principali stilisti italiani. La moda italiana è sempre stata riconosciuta per la meticolosa lavorazione artigianale e per i materiali di lusso.

Quando dalla sartoria artigianale e dal vestito su misura si passò alla standardizzazione delle taglie e all’industrializzazione del tessile, dunque alla produzione in serie, nasce il ready-to-wear. Termine coniato negli Stati Uniti negli anni Trenta per identificare quel fenomeno di confezione rapida e a basso costo, aprì la strada a una certa “democratizzazione” della moda, rendendo le creazioni accessibili a chiunque e non più solo all’élite. Sviluppatosi in America e poi diffusosi rapidamente anche in Europa, il processo si tradusse letteralmente come prêt-à-porter, ovvero in quella linea produttiva oggi realizzata dalla maggior parte delle case di moda, mentre l’haute couture rimane solo, per alcune, come vetrina delle capacità tecniche e creative delle stesse.

I Brand low cost e il “fast fashion”

L’ulteriore punto di svolta della storia è la nascita dei grandi brand low cost di moda, attraverso i quali lo shopping diviene piuttosto che la soddisfazione di un bisogno, una forma di intrattenimento, gli esperti lo chiamano “fast fashion”.

Le conseguenze di questi ritmi, hanno acceso la consapevolezza della necessità di un’inversione di tendenza, sia tra i consumatori che tra i produttori. Una sempre più crescente clientela è attenta alla sostenibilità ambientale, all’etica e a un’economia circolare (riduci-riusa-ricicla), con conseguente creazione di un’offerta specifica.

Se oggi è più semplice trovare dei capi di abbigliamento alla portata di tutti, purtroppo si è persa anche la qualità e la longevità dei capi sartoriali. Oggi la comodità di poter acquistare velocemente e senza alcuno sforzo, un qualunque capo di abbigliamento alla portata di tutti, ha reso superfluo ed oneroso l’intervento di un sarto.

Il sartoriale si è trasformato in lusso che solo pochi possono permettersi, per distinguersi attraverso abiti e per farsi riconoscere come portatori unici di esemplari tagliati e cuciti addosso. Per fortuna negli ultimi anni si è riscontrato un sostanziale cambio di direzione. L’arte sartoriale su misura è tornata alla ribalta, confermandosi portatrice di stile e personalizzazione per chiunque desideri affermare il proprio io attraverso la moda e lo stile. La parola d’ordine è distinzione: non occorre più un’occasione speciale per farsi prendere le misure da un professionista che realizzi un capo. La necessità di distinguersi dalla massa è diventata una prerogativa per uscire dal conformismo e che mostri quello che siamo veramente. Dunque, l’arte sartoriale è tornata ad essere un segno di autenticità e differenziazione: tessuti, taglio e misure tutto personalizzato, danno vita a pezzi unici, progettati e realizzati esclusivamente per un determinato cliente.

Se il panorama mondiale della moda ha lasciato sempre più spazio alla libera interpretazione del gusto e all’espressione del personale, anche la società è finalmente tornata a riconsiderare la professione del sarto e del su misura.

 

Foto di Suzy Hazelwood da Pexels

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Riferimento negli ambiti di operational store nel settore fashion e luxury in Cavalieri Retail. Dal 2001 vanta un’esperienza nel settore moda e turismo. Due mondi ben distinti, ma che seguono logiche e strategie molto simili: realizzazione di un sogno, raggiungimento di uno status ed acquisizione di un’esperienza. Tutte leve sulle quali è necessario approfondire le competenze delle risorse coinvolte. In quest’ottica, ricerca e cura dei dettagli sono le sue caratteristiche peculiari.

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